Olga Brunner (1885-1961)

Ugo ed Olga poterono condurre, grazie alle buone condizioni finanziarie di cui entrambi godevano, una vita agiata. Tennero a San Vidal quattordici persone a servizio tra cuochi e camerieri, personali e non, e possedettero una gondola privata con quattro gondolieri. Essi intrattenevano rapporti commerciali anche con banche all'estero e, come risulta dai registri della contabilità conservati nella biblioteca della Fondazione, avevano diversi affittuari nelle campagne della terraferma nei dintorni di Meolo e a Monastier. Presso le loro campagne entrambi si rifugiarono durante la seconda guerra mondiale per sfuggire alle persecuzioni razziali, uscendo di casa vestiti con abiti da contadini, come due villani qualsiasi.

Nei primi tempi del loro matrimonio essi viaggiarono spesso ed Olga in particolare, dopo la liberazione di Trieste, tornò più volte nella città natale dai parenti ed ospitò a sua volta il padre e i cugini a Venezia. La Brunner e il marito appartenevano all'élite culturale delle famiglie dell'alta società veneziana, che frequentavano in occasione di feste, ricevimenti, serate teatrali e concerti nelle sale del liceo musicale Benedetto Marcello oppure al teatro Rossini, o alla Fenice, dove avevano un palco fisso. Dalle numerose lettere di Olga a D'Annunzio, risulta che spesso ella impegnava il suo tempo ricevendo e ricambiando, a sua volta, visite di cortesia dalle dame veneziane e che era impegnata, assieme ad altre signore, in diverse attività: era ad esempio patronessa di una società corale che si riuniva al Benedetto Marcello e del patronato delle giovani operaie.

Entrambi interessati alla musica, i Levi fecero della loro casa «un celebre punto d'incontro internazionale di musicisti, di letterati, di uomini di cultura» organizzando concerti «perché artisti giovani e promettenti avessero modo di mettersi in vista». Durante le serate dedicate alla musica spesso suonava il piano lo stesso Ugo e si esibiva anche Olga, «apprezzata esecutrice di brani musicali». In diverse lettere D'Annunzio accenna all'abitudine di trascorrere del tempo ascoltando l'amica cantare e suonare il piano. «Ella aveva una bella voce di soprano», raccontò Piero Nardi, «modesta di volume, ma vellutata e melodiosa». […]

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